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4 marzo 2019

Il fabbricante di sogni di R.M. Romero [Review Party]

Buon Lunedì a tutti, questa settimana nonchè questo mese inizia con un review party al quale il blog ha partecipato.


Cracovia, 1939. Solo chi crede nella magia può sopravvivere alla realtà.

Cracovia, 1939. È un giorno come tanti quello in cui una bambola di nome Karolina prende vita nella polverosa bottega di un giocattolaio. Una magia inaspettata che rompe la monotonia della solitaria esistenza di Jozef. Jozef è un uomo burbero che ha conosciuto la guerra e non è mai riuscito a ricomporre i pezzi del suo cuore infranto. Ma, quando Karolina entra nella sua vita come una ventata d’aria fresca, le cose cambiano. Nella bottega del giocattolaio torna il sorriso e Jozef si avvicina a un violinista ebreo e a sua figlia, per la quale realizza una splendida casa di bambole. Proprio nel momento in cui tutti sembrano finalmente aver trovato la felicità, però, l’ombra nera del nazismo si allunga sulla Polonia. I nuovi amici ebrei si trovano all’improvviso in pericolo, e Jozef non intende abbandonarli per nessun motivo. Anche se questo significa sacrificare se stesso. Acclamato dalla critica in tutto il mondo, Il fabbricante di sogni è una vera e propria favola universale, una straordinaria allegoria, più attuale che mai, sulla guerra e sull’odio razziale. Una storia dal grande potere immaginifico e dall’eccezionale forza letteraria che ci ricorda quanto sia importante credere nella magia, e nell’amore, per sopravvivere all’orrore della realtà.



C'era una volta una bambola di nome Karolina che viveva nella Terra delle Bambole facendo la sarta, ma non una sarta qualunque, lei cuciva desideri in ogni indumento confezionato, fin quando il vento gentile non la portò nel mondo degli umani e precisamente a Cracovia nel laboratorio del Giocattolaio, il Signor Cyryl.

Era una mattina del 1939 quando, mentre il Signor Cyryl era intento a lavorare su una casa delle bambole commissionatagli, Karolina apre gli occhi e, sotto gli occhi sbalorditi del Giocattolaio, intraprende una conversazione con lo stesso, quest'ultimo pur pensando di immaginare tutto la ascoltò attentamente e decise di crederle e di condividere con la piccola sarta i suoi giorni, ma ben presto compresero come la dolce bambola di legno riuscì a prendere vita grazie all'incontro in chiesa con un uomo misterioso, particolare, il quale gli disse che le sue mani racchiudevano un'importante magia e che lui era l'ultimo mago di Cracovia.

Karolina riuscì a rendere il Giocattolaio meno solo e a spingerlo ad intraprendere rapporti extraprofessionali con il signor Jozef e con Rena, sua figlia nonchè la destinataria della casa delle bambole accuratamente confezionata dal signor Cyryl, quest'ultima infatti scoprendo per caso la vera natura della bambola ne fu subito affascinata, tanto da chiedere al Giocattolaio il permesso di passare del tempo insieme e, vista la felicità di Karolina non potè rifiutare l'invito. 

I giorni trascorrevano felici anche se all'orizzonte cattive notizie incombevano sulle vite dei più, i tedeschi avanzavano verso la Polonia e l'uno Settembre 1939 l'incubo divenne realtà, i nazisti occuparono la Polonia e le vite di Jozef e Rena, in quanto ebrei, cambiarono... tutti gli ebrei vennero prima isolati e poi deportati lontano dagli occhi dei "puri" tedeschi... cosa poteva fare l'ultimo mago contro la crudeltà umana? e Karolina che ruolo avrebbe giocato in questo orribile Risiko?

Leggo e rileggo la recensione e mi convinco sempre più che non rende giustizia a quello che racconta il romanzo, alle sensazioni che l'autrice mi ha fatto provare, a come sia riuscita a trattare un tema così forte, profondo e vivo nella mente di tutti, in modo magistrale, utilizzando uno stile fantasy che, se non sviluppato in modo così sublime, avrebbe potuto far perdere il senso intero del libro.

Ho terminato il libro rendendomi conto che le lacrime mi rigavano il viso, che dietro ai personaggi avevo rivisto come una serie di flashback le immagini che poche settimane fa trasmettevano in TV, in ricordo delle vittime della Shoah, e ho rimembrato una frase che tanto tempo fa mi disse un ragazzino di ritorno dalla gita scolastica ad Auschwitz: "Si sente ancora l'odore di morte"...

Consiglio vivamente questo libro e non vi nego che lo proporrei nelle scuole insieme al meraviglioso e toccante DIARIO DI ANNA FRANK, non per sminuire l'uno o l'altro o per confrontarli, ma per affrontare lo stesso tema con uno stile diverso, più leggero, ma non per questo meno toccante e vero.


Ed ecco gli altri blog che hanno ospitato questo meraviglioso romanzo, non esitate, andate a leggere cosa ne pensano le altre ragazze. 

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